A cura di M. Corvi e L. Aimar
Ogni inverno la Grigna è coperta da una coltre di
neve di alcune metri.
La neve e le valanghe penetrano negli ingressi
a pozzo e formano nevai sul fondo di questi.
Questi depositi di neve possono resistere anche durante
l'estate, se non entra abbastanza calore da scioglierli.
Le condizioni perché ciò succeda sono varie:
- la roccia deve essere abbastanza fredda. La temperatura
della roccia dipende dalla temperatura media annuale
del posto. In Grigna, ed in particolare nel Moncodeno,
questa e` sufficientemente bassa.
- l'interno della cavità deve risultare
protetto dall'insolazione. Questo è abbastanza
comune vista la morfologia degli ingressi a pozzo.
- In estate non deve entrare abbastanza aria calda
da sciogliere il nevaio. Questo succede, per esempio,
quando la cavità ha una circolazione d'aria
a "sacca fredda", cioé raccoglie aria fredda
in inverno mentre in estate non entra aria calda
poiché questa tende a stare in alto
rispetto a quella fredda. Però può succedere
anche quando si ha circolazione d'aria, cioé la
grotta funziona come "tubo a vento", ma è un ingresso
basso, cioé l'aria esce, fredda, dalla grotta in estate,
anziché entrare. Infine può succedere se la
circolazione d'aria non coinvolge tutto il deposito.
Nel corso degli anni la neve del deposito si compatta,
e diventa ghiaccio. Si ha così un deposito di
ghiaccio di nevaio, caratterizzato da una
cristallizzazione grossolana, e una
stratificazione, in cui si riconoscono bande scure,
dovute a polveri e sostanze organiche, che marcano
la stagione estiva. Lo spessore dei depositi di neve
e` minimo alla fine dell'estate, perciò settembre
e ottobre sono il periodo migliore per rivisitare
la cavità chiuse su "tappo di neve" e cercarne
la prosecuzione.
I depositi di ghiaccio di nevaio possono formare
anche tappi sospesi sotto i quali è, a volte,
possibile scendere, poiché restano dei vuoti,
solitamente tra il deposito e la parete.
Esempi sono Nightmare, che parte con un pozzo da
50 m aperto nel mezzo di un tappo di ghiaccio, la
Cantina del Brioschi, scesa per 40 metri attraversando
un primo tappo, ma fermi su un secondo, e
l'abisso di Val Laghetto, che si sviluppa per circa
100 m sotto il primo tappo di ghiaccio.
Un altro tipo di ghiaccio che si riscontra facilmente
nelle grotte della Grigna è quello di rigelo.
Questo origina per solidificazione di acque di infiltrazione
o di fusione dei depositi superiori. Il ghiaccio di rigelo
ha un aspetto vetroso, sovente traslucido, e
forma depositi massivi fino a profondità che,
per quanto ne sappiamo, arrivano a superare i 100 m.
Si possono formare depositi di ghiaccio di rigelo
anche in ambienti interni delle cavità. Un
esempio è l'Abisso Giordano.
Questo tipo di ghiaccio forma morfologie a colate
(spesse anche decimetri),
stalattiti dalla forma affusolata,
come quelle che si formano in inverno sulle grondaie,
stalagmiti (una molto particolare è stata
indicata nella sala del corno a Poltergeist),
pellicole vetrose che ricoprono le pareti rendendole particolarmente scivolose.
Formazioni di ghiaccio di rigelo si generano anche
negli ingressi bassi all'inizio della stagione invernale,
quando la cavità aspira aria fredda
e si ha ancora percolazione d'acqua. Un esempio è
l'abisso Orione dove le formazioni di ghiaccio
risultano sublimate dalla corrente d'aria fredda e secca
in entrata.
Queste formazioni si sciolgono con la bella stagione.
Ghiaccio di sublimazione, cioé di congelamento
di vapor acqueo,
si può trovare all'inizio dell'inverno in
corrispondenza di bocche calde,
cioé ingressi superiori. Si forma per congelamento del vapore contenuto
nell'aria in uscita e ha morfologie di cristalli singoli ed
infiorescenze. È un ghiaccio effimero.
Infine ricordiamo l'importanza scientifica di
depositi di ghiaccio ai fini delle ricostruzioni
paleoclimatiche e di monitoraggio ambientale.
I depositi di ghiaccio, come quelli di calcite e i sedimenti ipogei, sono un po' come gli alberi e registrano nelle loro stratificazioni l'andamento del clima.
Il ghiaccio di depositi "fossili" può, in Grigna,
risalire fino all'età Atlantico, cioé
il periodo caldo che seguì l'ultima glaciazione
(circa 7000 anni fa).
Uno studio e monitoraggio paleoclimatico è in corso
da diversi anni da parte di ricercatori
dell'Università di Milano, proprio su un deposito
in una grotta del Moncodeno, l'Abisso ai Margini
dell'Alto Bregai.
Un fenomeno molto importante cui stiamo assistendo, in concomitanza con l'inesorabile ritiro dei ghiacciai alpini,
è la progressiva diminuzione dei depositi di
ghiaccio ipogei. La fusione avviene in maniera minima
o nulla alla base del deposito, mentre è massima
sui fianchi della parte superiore, fatto che ci spiega
la tipica forma a cono che comunemente assumono i cumuli
di ghiaccio. L'abbassamento dei depositi è
però da imputarsi principalmente non tanto alla
fusione, quanto alla compattazione (diagenesi)
del ghiaccio in loco, che non viene riequilibrata
da un sufficiente apporto di neve durante l'inverno.
In alcune grotte i depositi di neve o ghiaccio sono
completamente scomparsi, ad esempio
nell'Abisso di Val Cassina.
Il fenomeno forse più eclatante comunque è
stato riscontrato in maniera casuale quando, rivisitando la
1912 Lo Lc in Moncodeno, si è scoperto che un
pozzo laterale che nel 1989 era profondo non più
di 5 metri a causa di un tappo di ghiaccio e neve,
nell'Agosto del 2005 misurava oltre 25 metri di
profondità... Da allora è cominciato un
serio e sistematico lavoro di revisione delle
cavità ferme su ghiaccio.