InGrigna! - Ghiaccio e Neve

A cura di M. Corvi e L. Aimar

Ogni inverno la Grigna è coperta da una coltre di neve di alcune metri. La neve e le valanghe penetrano negli ingressi a pozzo e formano nevai sul fondo di questi. Questi depositi di neve possono resistere anche durante l'estate, se non entra abbastanza calore da scioglierli. Le condizioni perché ciò succeda sono varie:
Nel corso degli anni la neve del deposito si compatta, e diventa ghiaccio. Si ha così un deposito di ghiaccio di nevaio, caratterizzato da una cristallizzazione grossolana, e una stratificazione, in cui si riconoscono bande scure, dovute a polveri e sostanze organiche, che marcano la stagione estiva. Lo spessore dei depositi di neve e` minimo alla fine dell'estate, perciò settembre e ottobre sono il periodo migliore per rivisitare la cavità chiuse su "tappo di neve" e cercarne la prosecuzione. I depositi di ghiaccio di nevaio possono formare anche tappi sospesi sotto i quali è, a volte, possibile scendere, poiché restano dei vuoti, solitamente tra il deposito e la parete. Esempi sono Nightmare, che parte con un pozzo da 50 m aperto nel mezzo di un tappo di ghiaccio, la Cantina del Brioschi, scesa per 40 metri attraversando un primo tappo, ma fermi su un secondo, e l'abisso di Val Laghetto, che si sviluppa per circa 100 m sotto il primo tappo di ghiaccio.
Un altro tipo di ghiaccio che si riscontra facilmente nelle grotte della Grigna è quello di rigelo. Questo origina per solidificazione di acque di infiltrazione o di fusione dei depositi superiori. Il ghiaccio di rigelo ha un aspetto vetroso, sovente traslucido, e forma depositi massivi fino a profondità che, per quanto ne sappiamo, arrivano a superare i 100 m. Si possono formare depositi di ghiaccio di rigelo anche in ambienti interni delle cavità. Un esempio è l'Abisso Giordano. Questo tipo di ghiaccio forma morfologie a colate (spesse anche decimetri), stalattiti dalla forma affusolata, come quelle che si formano in inverno sulle grondaie, stalagmiti (una molto particolare è stata indicata nella sala del corno a Poltergeist), pellicole vetrose che ricoprono le pareti rendendole particolarmente scivolose.
Formazioni di ghiaccio di rigelo si generano anche negli ingressi bassi all'inizio della stagione invernale, quando la cavità aspira aria fredda e si ha ancora percolazione d'acqua. Un esempio è l'abisso Orione dove le formazioni di ghiaccio risultano sublimate dalla corrente d'aria fredda e secca in entrata. Queste formazioni si sciolgono con la bella stagione.
Ghiaccio di sublimazione, cioé di congelamento di vapor acqueo, si può trovare all'inizio dell'inverno in corrispondenza di bocche calde, cioé ingressi superiori. Si forma per congelamento del vapore contenuto nell'aria in uscita e ha morfologie di cristalli singoli ed infiorescenze. È un ghiaccio effimero.
Infine ricordiamo l'importanza scientifica di depositi di ghiaccio ai fini delle ricostruzioni paleoclimatiche e di monitoraggio ambientale. I depositi di ghiaccio, come quelli di calcite e i sedimenti ipogei, sono un po' come gli alberi e registrano nelle loro stratificazioni l'andamento del clima. Il ghiaccio di depositi "fossili" può, in Grigna, risalire fino all'età Atlantico, cioé il periodo caldo che seguì l'ultima glaciazione (circa 7000 anni fa). Uno studio e monitoraggio paleoclimatico è in corso da diversi anni da parte di ricercatori dell'Università di Milano, proprio su un deposito in una grotta del Moncodeno, l'Abisso ai Margini dell'Alto Bregai.
Un fenomeno molto importante cui stiamo assistendo, in concomitanza con l'inesorabile ritiro dei ghiacciai alpini, è la progressiva diminuzione dei depositi di ghiaccio ipogei. La fusione avviene in maniera minima o nulla alla base del deposito, mentre è massima sui fianchi della parte superiore, fatto che ci spiega la tipica forma a cono che comunemente assumono i cumuli di ghiaccio. L'abbassamento dei depositi è però da imputarsi principalmente non tanto alla fusione, quanto alla compattazione (diagenesi) del ghiaccio in loco, che non viene riequilibrata da un sufficiente apporto di neve durante l'inverno.
In alcune grotte i depositi di neve o ghiaccio sono completamente scomparsi, ad esempio nell'Abisso di Val Cassina. Il fenomeno forse più eclatante comunque è stato riscontrato in maniera casuale quando, rivisitando la 1912 Lo Lc in Moncodeno, si è scoperto che un pozzo laterale che nel 1989 era profondo non più di 5 metri a causa di un tappo di ghiaccio e neve, nell'Agosto del 2005 misurava oltre 25 metri di profondità... Da allora è cominciato un serio e sistematico lavoro di revisione delle cavità ferme su ghiaccio.


prev next