A cura di L. Aimar
La storia geologica del massiccio della Grigna è
piuttosto complessa, i tipi di rocce che la costituiscono sono differenti per età ed ambiente di
formazione, e di conseguenza anche i fossili eventualmente in
esse contenuti. Qui mi limito ad accennare ai ritrovamenti più comuni nelle grotte che il Progetto InGrigna!
sta esplorando.
Per comprendere l'origine di questi fossili è necessario fare un immaginario salto indietro nel tempo, fino a ritrovarci nel Triassico Medio e Superiore (tra 240 e 210 milioni di anni fa), in un ambiente completamente diverso. Dove ora si erge la montagna, si stendeva un mare caldo, tropicale - paragonabile a quello delle attuali Bahamas - con acque ossigenate e cristalline, in cui si sviluppava una rigogliosa piattaforma carbonatica. Vista con gli occhi del tempo, la Grigna
è una scogliera pietrificata. I polipi coralliferi si installavano come piccole larve sul suolo stabile e duro
e poi crescevano vicino alla superficie dell'acqua in direzione del mare aperto, secernendo un piccolo guscio calcareo. Nuovi polipi si aggiungevano e cominciavano a costruire sopra
gli altri: in tal modo la barriera continuava a crescere
fino al punto in cui l'acqua diventava troppo profonda e
non lascia più penetrare luce in quantità
sufficiente a garantire il benessere dei polipi coralliferi
o fino a quando le loro condizioni di sopravvivenza venivano alterate dall'inquinamento dovuto a depositi sabbiosi o sistemi fluviali.
Alla loro morte, le parti molli dei polipi coralliferi si decomponevano, mentre gli scheletri calcarei restavano
in situ sul fondo del mare, dove venivano poi cementati.
È in questo modo che si è formato il
Calcare di Esino,
in cui si trovano la maggior parte delle grotte della Grigna.
Proprio come oggi, anche nel Triassico le barriere coralline
sono ambienti ricchissimi di biodiversità: bivalvi, brachiopodi, crinoidi, ammoniti, crostacei e soprattutto un'enorme varietà di pesci (il Triassico è
uno dei periodi della loro massima radiazione, e si
instaura una fauna per certi aspetti moderna).
Questo fatto è stato ulteriormente confermato
dalle scoperte fatte nel corso del 2007 dall'Università
degli Studi di Milano. Infatti sul Grignone, nei ripidi affioramenti rocciosi sotto lo Scudo Tremare, è stato rinvenuto
in maniera casuale un piccolo ma ricco giacimento
fossilifero che ha restituito numerosi esemplari di
pesci, anche in ottimo stato di conservazione, tra cui
due esemplari di Saurichthys di oltre un metro
di lunghezza. Si tratta di predatori generalmente all'apice
della catena alimentare, che ci testimoniano
la complessità
della struttura delle catene trofiche e sottolineano
la ricchezza della vita nell'antico mare della Grigna.
Comunque, com'è facilmente intuibile, i fossili
che più comunemente rinveniamo sono
ammoniti e
crinoidi.
Gli esempi più belli sono situati nelle seguenti cavità:
- Abisso Giordano Dell'Amore: ammonite di 10cm a -70m;
- Topino e Le Giostre: ammonite di 6/7cm a -120m;
- Kinder Brioschi e i Cinque Minerali: numerosi crinoidi
lunghi sino a 10cm e conchiglie fossili in tutta la
zona tra -750m e -850m;
- Kinder Brioschi e i Cinque Minerali: conchiglie e
crinoidi lunghi sino a 15cm lungo il "Ramo Brasiliane",
da -620m a -700m;
- Abisso Kathrina: crinoide di 15cm.
- I Ching: calice di crinoide con le braccia,
nel piano di gallerie a -70m.
I crinoidi sono i fossili in assoluto più
comuni nelle grotte della Grigna. Appartengono al phylum
degli Echinodermi e rimangono dunque parenti stretti
di stelle marine, ricci di mare e cetrioli di mare.
Il loro corpo è costituito da un lungo,
flessibile peduncolo, formato da una serie di dischetti,
gli articoli, impilati uno sopra l'altro.
Alla sommità del peduncolo si apre il calice,
dove sono alloggiati bocca e ano, che si ramifica in
cinque braccia o suoi multipli.
Allo stato fossile si rinvengono molto comunemente
frammenti, anche lunghi, del peduncolo. I più grossi
e ben conservati che ricordo si trovano sul soffitto
del meandro d'ingresso dei Coltellini,
ma se ne possono osservare di molto belli anche negli
ambienti iniziali del Buffer e in Gambaresa,
I Ching, Kinder e Antica Erboristeria.
Il calice con le braccia si conserva piuttosto raramente.
Le ammoniti sono molluschi ormai estinti della
famiglia dei Cefalopodi, caratterizzate da una
tipica conchiglia a spirale. Si tratta di importanti
fossili guida poiché sono state rappresentate
da una successione di generi diversi con una breve vita
geologica ma con un amplissimo areale di distribuzione.
È comune trovare frammenti di ammoniti sulle pareti
delle grotte in Grigna, decisamente più raro
scoprirne di intere e ben conservate, come se ne possono
ammirare in Topino e le Giostre,
Antica Erboristeria e Abisso Giordano.