InGrigna! - Speleotemi

A cura di L. Aimar, A. Maconi e A. Premazzi

Gli speleotemi nelle grotte della Grigna sono piuttosto rari. Quando capita di scoprirne qualcuno generalmente è fossile, parzialmente eroso o degenerato. Queste concrezioni sono dei relitti del passato che sono sopravvissuti ad una lunga fase di alterazione fisica e chimica e ci narrano di quando il clima della Grigna era ben più caldo. Le concrezioni attive sono ancor più rare.
Solo nelle grotte a quota inferiore il concrezionamento è diffuso in maniera maggiore. Per quanto riguarda le cavità esplorate da InGrigna! l'unica con stalattiti e colate abbastanza particolari è l'Abisso Enea.
Ciononostante la varietà degli speleotemi è abbastanza elevata. Fino ad ora sono state osservate stalattiti, stalagmiti, cannule, colonne, colate, veli concrezionali, concrezioni coralloidi, pisoliti e latte di monte.
Cannule: sono delicatissime stalattiti tubolari costituite da un canalicolo interno delimitato da pareti di qualche decimo di millimetro. La goccia d'acqua che passa nel canalicolo depone una successione di anelli circolari calcarei, sempre identici di diametro e spessore. Cannule fossili sono state osservate nella 1862 Lo Lc.
Stalattiti: hanno una struttura interna come quella delle cannule, ma il loro accrescimento avviene oltre che dal canalicolo interno anche sulle pareti esterne poiché l'acqua di scorrimento deposita veli concentrici di calcite. Stalattiti sono presenti nelle gallerie dell'Abisso Enea, alla base del P80 di Antica Erboristeria e nel salone di Bellaria.
Stalagmiti: nascono nel punto di impatto di una goccia concrezionante sovrassatura di calcare. Chiaramente non possiedono il canalicolo interno. Sono state osservate solo nell'Abisso Enea.
Colonne: sono create dalla fusione di una stalattite con una stalagmite. Per ora sono state osservate solo nell'Abisso Enea.
Colate e veli concrezionali: si formano per deposizione di calcare su superfici abbastanza ampie da parte di veli d'acqua. Si trovano nel salone di Bellaria, nel piano di gallerie dell'Abisso Enea, in Transpatrizia nel punto di giunzione con I Ching ed in Mamalia nel Ramo Flebile Corda e nel primo salone scendendo verso il fondo vecchio dei Milanesi.
Concrezioni coralloidi: probabilmente le concrezioni in assoluto più comuni nelle grotte della Grigna e non sempre molto apprezzate dato che tendono a stracciare le tute degli speleologi! Prendono il nome dalla loro tipica forma, anche se il range di variabilità è piuttosto elevato. Si formano soprattutto tramite risalita per capillarità di un velo d'acqua che evaporando deposita uno strato di calcare su asperità preesistenti della roccia, e comunque sempre in ambienti dove è favorito il processo di condensazione (ad esempio in gallerie percorse da potenti correnti d'aria, che in Grigna non mancano mai!). Anche se le concrezioni coralloidi possono raggiungere dimensioni ragguardevoli, nelle grotte della Grigna sono piuttosto piccole. Sono presenti in quasi tutte le grotte. Per citarne solo alcune: W le Donne, Kinder Brioschi, Le Bambine Crescono, Topino e le Giostre, I Ching, Antica Erboristeria, Transpatrizia, Haspirobox, Mamalia. Uno degli ambienti più rappresentativi è il Meandro Simpatia nell'Abisso Enea, un meandro alto e stretto da percorrersi in opposizione a qualche metro dal fondo, con le pareti completamente ricoperte di splendide concrezioni coralloidi.
Pisoliti: dette anche perle di grotta, hanno un'origine subacquea. Finchè rimangono attive sono concrezioni libere, ossia non ancorate al suolo della grotta. Hanno un cuore interno, un granulo di sabbia o un minuscolo frammento di roccia, che funge da nucleo iniziale di deposizione. Quindi le pisoliti si sviluppano per successiva deposizione di strati concentrici calcarei all'interno di una vaschetta con stillicidio più o meno regolare dove si trovano in gruppi generalmente numerosi. Quando lo stillicidio viene meno le pisoliti si cementano rapidamente al suolo. Pisoliti ben attive, di colore bianchissimo, sono state trovate in Mamalia nei rami Sono sempre loro! (diametro 2-3 mm), ma le più grandi (diametro 7-8 mm) sono concentrate in una vaschetta al termine di una risalita nel ramo Flebile Corda.
Latte di monte (moonmilk): è l'unica concrezione con un elevato contenuto di acqua (variabile in volume dal 40 all'80%) che la rende viscosa e malleabile. Quando è secca si riduce ad una polvere di sostanze microcristalline, generalmente calcite e aragonite. Latte di monte inattivo è stato trovato nelle 1511 LoLc, 1759 LoLc, 1763 LoLc. Altro, attivo ed idratato, nell'Abisso Enea e nel salone di Bellaria.
Altri speleotemi interessanti sono costituiti di ghiaccio o fango, anche se non possono essere considerati concrezioni vere e proprie. Per quanto riguarda il primo caso si osservano frequentemente stalattiti, stalagmiti, colate e colonne di ghiaccio nelle grotte con consistenti accumuli nevosi interni, ad esempio la Giazzera del Moncodeno e l'Abisso di Val Laghetto. Circa gli speleotemi nel fango è possibile osservare delle strane forme coniche alte qualche centimetro nel Ramo del Pino Maugo a Kinder, alla profondità di -720 metri. In questo punto l'acqua ha scavato il fango, ma in corrispondenza di sassi o depositi rocciosi l'erosione non è avvenuta, dunque il fango al di sotto non è stato rimosso.


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